[vouvoltar]
I sing to use the Waiting
 

venerdì, 24 aprile 2009

Cinguettii

Si parla tanto di sti cinguettii che sulla rete stan creando nuovi modelli di comunicazione e bla bla bla. Ecco anche io ci son caduto e visto che la vena letteraria si è prosciugata guardiamo se me la cavo meglio con 140 battute.
Vanità di vanità. Qua ci vorrebbe un cinguettio, ma che dico, uno stormo di fringuelli cinguettanti che vengano nel sud di questo paese da cartolina tropicale anestetizzato da una informazione encomiastica e ridicola e raccontino agli abitanti le atrocità perpetrate al nord, chiare e cristalline, senza scuse né retoriche. C’è un intero popolo in un esodo forzato e in difficoltà inimmaginabili, stretto in un lembo di territorio, senza un pugno di riso per arrivare a sera e con la costante possibilità di ritrovarsi sotto il fuoco dei due eserciti in quelle che chiamano “safe zone”. Bestie da macello, questo sono diventati i civili al nord in questi giorni che sembrano essere decisivi. E c’è una comunità internazionale sbigottita ma che inerme e incapace non riesce a far niente. E un mondo poco interessato a quello che è definito “un conflitto interno”.

postato da vouvoltar, 13:45 | link | commenti (4)

giovedì, 10 luglio 2008

La meglio gioventù























Source: Daily Mirror

postato da vouvoltar, 05:29 | link | commenti (4)

sabato, 05 luglio 2008

Messaggi

Stamattina ho ricevuto sul telefonino questo messaggio raccapricciante. Qualcuno dovrebbe far saper loro che non stiamo giocando una partita di cricket.

1111
Young Patriots -
Come Join with our
Armed Forces (Army,
Navy or Air Force)
and be a part of a
winning team -
Ministry of Defence

postato da vouvoltar, 13:22 | link | commenti (3)

martedì, 01 luglio 2008

Sviluppi

Mani è un gran lavoratore. E’ di etnia Tamil ma vive qua, nell’ovest. Lo ho conosciuto quando abbiamo preso il nuovo ufficio, sogno americano di suburbia, casa di barbie color pastello.
Il padrone di casa ha scelto di affittare il suo gioiellino al sudu mahatte (l’uomo bianco) perchè nell’accezione locale bianco vuol dire ricco, ovvero affitto pagato tutti i mesi. Tuttavia da buon amministratore di beni si fida ma non troppo e allora ci ha lasciato Mani come giardiniere controllore, insediato in una stanza dependence nel giardino. La mia titubanza su questa presenza estranea (io in ufficio ci abito pure...) si è sciolta non appena ho avuto modo di conoscere Mani. La sua dedizione al giardinaggio è ammirevole. E’ tutto un nervo, si aggira instancabile con il suo sarong a curare il suo regno: il giardino sembra finto con piante tropicali rigogliosissime, bouganville, palme e altre robe strane e fuoriscala, foglie enormi verde squillante, fiori carnosi. Negli ultimi 2, 3 giorni mani si è visto poco in giro, stava nella sua stanza e l’erba ne ha approfittato per crescere un po’. Ho chiesto a un collega e mi ha detto che Mani ha un problema. Il paese è diviso e in guerra da 25 anni. I tamil che vivono nell’ovest del paese devono essere registrati presso la stazione di polizia locale e avere una giustificazione per trovarsi qua, rimembranza delle nostre leggi raziali. Il padrone di casa ha già registrato come suo ospite un ragazzo che lo aiuta nelle faccende a casa sua. Andato dalla polizia per registrae Mani è stato sommerso di domande e quasi accusato di essere un simpatizzante dell’esercito avverso per ospitare più di un tamil tanto che alla fine non è stato in gradi di registrare il giardiniere. Mani al momento è nella condizione di essere considerato illegale nel paese in cui è nato.
Meg ha lavorato con me per 9 mesi. Ha seguito un progettodi microimpresa per le donne di un villaggio della costa. Il suo visto in maggio non è stato rinnovato dalle autorità locali in mezzo a menzogne, ripicche e non ammissione di responbilità in un meccanismo a catena scaricabarile da un ufficio all’altro. Stanotte se ne va da questo paese che sta diventando inospitale per chi ci è nato e per chi ci arriva da lontano. E mi vengono in mente mille cose e mille discorsi fatti con gli amici e persone incontrate qua. Stiamo aiutando questo paese? I soldi investiti in progetti di emergenza e di sviluppo aiutano il governo a sgravarsi da uno dei suoi doveri primari e a investire in altro? In metodi di risoluzione di un conflitto che non guardano a una mediazione che porti a una pace e a un accordo politico ma al rafforzamento di un esercito in vista di una vittoria militare?

postato da vouvoltar, 04:43 | link | commenti (4)

mercoledì, 23 aprile 2008

Buon anni

Non è un buon anno in ritardo. E’un altro sfalsato nuovo anno buddista che si celebra qua. E tutto si è fermato per una decina di giorni. Come un afoso agosto italiano. Solo che qua partono i grandi sconti (usanza antieconomica fare i saldi sotto le feste, no?). E poi dolci poco dolci a base di olio di cocco, kittul, farina di riso polverosa. Dalla città ci si muove nei villaggi per visitare le famiglie che si incontrano sempre meno per constatare che la struttura sociale sta cambiando, la vita omologata occidentale sta prendendo campo. Ma le tradizioni rimangono forti. Grandi pulizie, si ritinteggia casa, si compra il nuovo servizio di tazze per il tè, un nuovo sari di quelli buoni, un pijama sarong e una camicia nuova per celebrare l’evento. Grandi rituali di rinnovamento, si fa bollire il latte in un coccio sulle legna, vita strabordante, si accendono lampade a rischiarare il domani, i giovani omaggiano gli anziani, prezioso fardello. Il nuovo anno deve trovare tutto pronto e tutti nuovi per ricongiungersi al ciclo dei nuovi inizi che si ripete come un mantra. La misura del tempo.
E’passato un anno esatto anche per me. Mi guardo stupito alle spalle e mi vedo un pò meno nuovo, meno curioso, meno timido, più a casa qua e con la sensazione di essere un po’ meno a casa a casa mia. Mi voglio sentire più esperto e disilluso ma chissà se lo sono davvero. Ho un bagaglio di belle persone incontrate e la conferma di vecchi amici. Sì, sono più ricco.
Chi l’avrebbe mai detto che sarebbe andata così? E chi può dire come andrà? (mi sento ripetere tra me e me sempre più spesso). Intanto altri mesi sono fissati, l’orizzonte breve sembra chiaro.
E questa pagina rimane qua.
Bianca, poco aggiornata, sempre meno colloquiale, una medicina vicina alla scadenza da controllare spesso.

postato da vouvoltar, 09:28 | link | commenti (6)

domenica, 18 novembre 2007

A fagiolo























postato da vouvoltar, 13:36 | link | commenti (12)

mercoledì, 14 novembre 2007

Fratelli

Non ho mai scritto di te. Siamo tanto diversi e tanto uguali. Spesso non ci prendono per fratelli. Poi si dice che tu abbia i tratti più generosi di mamma, io quelli più taglienti di babbo. E i colori poi. Ma non è così sai, sono somiglianze contaminate, con tratti distinti e riconoscibili accoppiati e provenienti da due diversi stampi, come quando versi l’olio nell’acqua. Tu occhi stretti da contadino (mezzadro si intende) e sorriso da autista di camion (il primo o quasi, in paese). E io occhi da autista e labbra sottili da contadino.
Sei arrivato all’aeroporto magro e un po’ invecchiato pure. I capelli bianchi si cominciano a notare. E ti ho visto non più ragazzo per la prima volta. Ho pesato i tuoi anni e i miei mentre un po’ stanco con la valigia a rotelle avanzavi incerto in cerca di un volto conosciuto. E poi ho pensato alla nostra famiglia, conseguenze, contingenze, resistenze e affetto semplice, passato riavvolto veloce. A come si cambia e a come si resta uguali crescendo, andando, tornando. Mi sono commosso sai. Forse è per il tanto tempo passato. Forse queste cose possono succedere solo nel non-spazio-non-tempo di una sala di arrivi e partenze. Asettica distanza. Mi sono visto in te. Nel tuo avanzare con i piedi aperti verso l’esterno, il tocccarsi i capelli in cerca di sicurezza. In questo posto dove il mio essere identificato avviene per opposti e contrari, mai per somiglianze.

postato da vouvoltar, 10:38 | link | commenti (8)

venerdì, 19 ottobre 2007

Lussi

In questo paese le parole volano disturbate dall’ovest all’est, dai viziati ai bisognosi. E talvolta qualcuna si ferma a Kurunegala, incerta su dove svoltare, qualcuna si fa un giro in bici a Polonnaruwa, un’altra si perde tra le bancarelle sulla trafficatissima Kandy road a comprare gli anacardi. Fritti, poi, sono buonissimi. Anche gli sms sono traditori e si cancellano prima di averne completata la lettura. Quindi con salto di tecnologia di lascio un saluto qua, fissato bene, nero su bianco. Perchè oggi è il tuo compleanno e mi va di dirti un po’di cose. Non ti ho mai ringraziato per la tua accoglienza, anche perchè queste sono cose che non si dicono. Ma l’etere è leggera e lo schermo è luce e allora tutto diventa più facile. Grazie perchè questi mesi non sarebbero corsi via lisci senza te e le difficoltà sarebbero sembrate ben più pesanti. Lo so che non sappiamo bene cosa siamo, che abbiamo a che fare l’uno con l’altra nè dove stiamo andando. Ma forse è il momento di vivere così e ben si adatta al paese strampalato dove stiamo.
E anche questo ti dico: parlare con te non è come parlare con chiunque e fare cose con te non è come farle con chiunque altro. Perchè tu le cose non le vedi come le vede chiunque altro.
E se anche alle otto della sera ci ritroviamo a parlare dello staff locale, beh, pure questo fa parte del gioco.
Adesso guardati un attimo indietro, fai un respirone che ti libera dagli autopregiudizi e sii contenta, soddisfatta per una volta di tutto quello che hai costruito qui. Che c’è grazie a te che non fai robe precarie o pressappochiste.
E adesso guarda in avanti e allarga le braccia: come sarà domani? E il prossimo anno? Cosa ti attende? Queste sono le domande che non vogliono risposta perchè le risposte arrivano piano piano come la luce al mattino. L’importante è che non cambi lo stupore e l’entusiasmo che hai nell’incontrare gente nuova, nell’accogliere cose nuove, nel vivere tutto quel che c’è da vivere.
A presto allora, aspetto dal vivo i tuoi racconti mirabolanti dall’est.

postato da vouvoltar, 09:49 | link | commenti (2)

venerdì, 28 settembre 2007

Snob

Me lo dico, sì. Non c’è niente di più snob di scrivere qualcosa sul fatto di essere tappati in macchina incazzati come delle iene per l’imbottigliamento perchè si deve portare il gatto in città dal veterinario per un vaccino a 30 km di distanza mentre è in corso uno Tsunami alert (assolutamente ingiustificato maledetto governo di fanfaroni terroristi). Hai messo un ora e mezzo a fare 100 mt in un fiume di traffico, ci sono tonnellate di persone con valigie figli in collo, in 7 su una moto a strati, camion stracarichi di donne e bambini solidali nell’isteria collettiva con buste di plastiche rigonfie, la tua corsia occupata da macchine che hanno strabordato dal senso opposto.

postato da vouvoltar, 15:33 | link | commenti (3)

lunedì, 10 settembre 2007

Alla maniera di Rob Breszny

A volte la realtà ricalca il canovaccio dell’epifania. Per questa settimana, in una atmosfera sospesa tutti gli attori si fermano, si aspetta un segno dal cielo da un deus ex machina, qualcuno che renda compassionevole con pentimento manzoniano il cattivo della storia (cattivo per te, mia povera Vergine). Che le ruote del mulino riprendano a girare come nelle migliori reclame. Cara Vergine arresa, il cielo cospira contro di te? Nuvoloni neri all’orizzonte e non sono monsoni? Un consiglio da amico, non smettere di credere che possano essere gravidi di pioggia fertile. Il domani, nel caso, ci spiegherà.

postato da vouvoltar, 07:44 | link | commenti (7)





 

Licenza Creative Commons
Questo/a opera è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.